MIUR
12febbraio
Generale
Iscrizioni 2020, gli istituti tecnici vanno forte al Nord, ecco perché

Il primato assoluto del liceo non è così scontato se guardiamo bene i dati delle iscrizioni alle scuole superiori per il 2020-21 regione per regione.

È vero che i licei sono al primo al posto se consideriamo il dato nazionale complessivo: il 56,3% degli studenti ha scelto il liceo, il 30,8% gli istituti tecnici e il 12,9% i professionali.

Tuttavia al Nord le percentuali degli iscritti sono molto più prossime. In alcune province la tendenza è addirittura opposta, col sorpasso degli istituti tecnici sui licei. Continua invece il trend negativo dei professionali in tutta Italia, ma questa è un’altra questione.

Le differenze regionali

Se osserviamo i dati regionali, le differenze sono notevoli. Il Lazio è la regione con il maggior numero di iscritti agli indirizzi liceali (68,9%), mentre la minore percentuale di iscritti ai licei è in Veneto ed Emilia-Romagna (entrambe al 47,4%). Una differenza di oltre 21 punti.

Il Veneto è la regione che manifesta il più alto interesse per gli Istituti tecnici (38,7%). Seguono Emilia-Romagna (37,2%) e Friuli Venezia-Giulia (37%). Tutte le regioni del Nord, esclusa la Liguria, sono ben oltre la percentuale nazionale.

Ma i dati più sorprendenti si trovano guardando provincia per provincia. Non si tratta ancora di dati definitivi, non essendo conclusi gli inserimenti delle domande presentate in cartaceo presso le segreterie delle scuole. Gli andamenti sono comunque chiari e attendibili perché la stragrande maggioranza delle iscrizioni è avvenuta online.

Nel Veneto, in provincia di Vicenza, il 44,8 degli iscritti sceglie gli istituti tecnici, il 40% i licei e un buon 15,2% i professionali.

In Lombardia, i licei sono al 51,07% e gli Istituti Tecnici al 36,25%. A Brescia però si registra lo storico sorpasso: per la prima volta, gli iscritti sono più numerosi agli istituti tecnici (42%) rispetto ai licei (40,8%). Seguono gli istituti professionali con il 14,25%. E in altre due province, Cremona e Varese, il numero degli iscritti è molto vicino.

Anche in Emilia-Romagna, in controtendenza rispetto al dato nazionale, si registra una lieve diminuzione dei licei. In questa regione abbiamo anche la più alta percentuale d’Italia di iscritti ai professionali, il 15,5%.

Perché l’istruzione tecnica va meglio al Nord?

Una prima risposta è legata agli sbocchi occupazionali sul territorio. Come scrive il Gazzettino del 6 febbraio scorso, commentando i dati di Veneto e Friuli Venezia Giulia, “le percentuali più alte si sono avute nelle province che accolgono imprese ad alto profilo tecnologico, a conferma di quanto scuola e mondo del lavoro siano in dialogo. Un successo quindi segnato da un titolo di studio più vicino al panorama occupazionale e spendibile già al conseguimento senza il ricorso all’università”.

Una risposta simile viene vale anche per l’Emilia-Romagna. “Gli studenti della nostra regione –afferma il Direttore Generale dell’Usr nel comunicato del 6 febbraio scorso – dimostrano interesse particolare per gli Istituti tecnici e professionali; istituti che, dopo cinque anni, permettono agli studenti di offrirsi con profitto al mercato del lavoro o di proseguire gli studi nei percorsi biennali di Istruzione tecnica superiore (ITS) oppure nei percorsi universitari. Sono circa il 47% gli studenti che hanno scelto i Licei e il 53% quelli che hanno scelto l’istruzione tecnica (37%) e professionale (16%)”.

Sul Sole24ore del 7 febbraio 2020, il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Gianni Brugnoli, sostiene la necessità di potenziare maggiormente l’istruzione tecnica, puntando sull’orientamento e su una cabina di regia che andrebbe costituita al Ministero in modo da replicare su tutto il territorio nazionale i modelli di istituti tecnici di altissimo livello che già attraggono grandi numeri di utenti. “Nei prossimi anni –dice Brugnoli – ci sono 205mila assunzioni in settori strategici che in un caso su tre rischiano di sfumare”. Un paradosso in un Paese che ha un tasso di disoccupazione giovanile e, contemporaneamente, un tasso di dispersione scolastica fra i più elevati rispetto alla media europea.

Forse però è proprio questo il motivo per cui al Sud si scelgono i licei, con percentuali di 40 punti di distacco sui tecnici. Meglio una formazione generalista, penseranno le famiglie, piuttosto che un diploma per un lavoro che non si trova. Del resto basta guardare i dati Istat a fine 2019 per capire le motivazioni che possono orientare le scelte: al Nord il tasso di disoccupazione è del 5,7 %, al Centro del 7,3 %, al Sud del 16,2 %, e oltre il 25% nella fascia di età 15-24 anni.


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